Guida da ascoltare · 18 agosto

La Città Proibita

Un solo senso di marcia, da sud a nord, lungo l'asse che per cinquecento anni è stato considerato il centro del mondo. Tredici tappe, due ore e mezza, tutto in italiano.

IngressoPorta del Meridiano UscitaPorta della Prodezza Divina Percorso961 m · 2h30

Prima di tutto: i biglietti

Cosa vedono i tour standard

I tour da due o tre ore fanno tutti la stessa cosa: percorrono l'asse centrale da sud a nord senza deviazioni. Sei grandi sale in fila, il giardino alla fine, uscita. È il percorso che trovi qui sotto, alle tappe da 1 a 12.

Quello che i tour brevi saltano quasi sempre sono le due gallerie laterali — Orologi e Tesori — che sono la parte più bella e la meno affollata. Il nostro percorso le include come deviazione facoltativa alla tappa 7, e vale la pena farle.

Pratica

La mappa, con le nostre tappe

Si entra in basso dalla Porta del Meridiano e si esce in alto dalla Porta della Prodezza Divina. Si sale sempre, non si torna mai indietro.

Mappa della Citta' Proibita con i numeri delle tappe

I numeri rossi sono le tappe di questa guida. La 7 sta fuori dall'asse centrale, sulla destra: e' la deviazione facoltativa alle due gallerie. La 14, in cima, e' fuori dalle mura, oltre la strada. Allarga con due dita per leggere i nomi.

INTRODUZIONE

Prima di entrare

紫禁城Zǐjìnchéng

Come riconoscerla Sei nella piazza davanti alla porta, prima dei controlli.
3 minuti · da ascoltare in coda

Mentre siamo in coda vi racconto da dove viene il nome, perché è più bello di quello che sembra.

In cinese si chiama Zijincheng, e vuol dire Città Proibita Purpurea. Il purpureo non c'entra niente col colore dei muri: viene dalla Stella Purpurea, che è come i cinesi chiamavano la Stella Polare. La Polare è l'unica stella che non si muove mai: tutto il cielo le gira intorno.

L'idea era esattamente questa. L'imperatore stava fermo qui dentro, al centro, e il mondo intero girava intorno a lui. Questo palazzo non è solo una casa: è una dichiarazione.

Costruito in quattordici anni, dal 1406 al 1420, con circa un milione di lavoratori. Quasi novecento edifici, circa ottomilasettecento stanze.

Da raccontare E sulle stanze c'è una leggenda che spiega tutto di questo posto. Si dice che siano novemilanovecentonovantanove e mezzo. Mezza stanza. Perché? Perché si raccontava che il palazzo del Cielo ne avesse diecimila esatte, e nessun imperatore ha mai avuto il coraggio di pareggiare il Cielo. Si è fermato mezza stanza prima. Per rispetto.
Da raccontare Ultima cosa, e teniamola a mente per tutta la visita: il legno per costruire tutto questo veniva dalle foreste del sud, a duemila chilometri. Alberi di nanmu, altissimi, che crescevano in montagne piene di serpenti e malaria. C'era un detto tra i taglialegna: in mille entrano nella montagna, in cinquecento ne escono. Ogni colonna che vedrete oggi è arrivata fin qui così.
TAPPA 01

Porta del Meridiano

午门Wǔmén

Come riconoscerla Enorme porta rossa a forma di U, con cinque archi e un padiglione a cinque tetti in cima. È l'unico ingresso: se stai entrando, è questa.
15 minuti · ingresso

Guardate la porta da lontano prima di avvicinarvi. Non è dritta: ha due bracci che si allungano in avanti verso di voi, come un rapace che chiude le ali. È fatta apposta per farvi sentire piccoli, e funziona ancora oggi.

I passaggi sono cinque. Quello centrale era dell'imperatore, e di nessun altro. Due eccezioni in cinquecento anni: l'imperatrice, una volta sola, il giorno delle nozze. E i tre ragazzi che arrivavano primi all'esame imperiale, una volta nella vita.

Guarda Guardate le borchie di bronzo sulle porte: sono nove file da nove, ottantuno in tutto. Il nove era il numero dell'imperatore, perché il dieci era considerato la perfezione, e la perfezione appartiene solo al Cielo. Nessun altro edificio in Cina poteva metterne ottantuno.
Da raccontare C'è però una porta che sgarra. Quella a est, il Donghuamen, ne ha settantadue: otto file invece di nove. Un numero pari, che nella filosofia cinese è il numero delle cose oscure. Il motivo? Da quella porta uscivano le bare degli imperatori. Era la porta dei morti, e le hanno tolto una fila apposta.
Da raccontare E adesso sfatiamo una leggenda. Avrete sentito dire che qui a Wumen decapitavano i condannati: nell'opera cinese lo dicono di continuo. Non è vero, non è mai successo. Qui però i funzionari che avevano fatto arrabbiare l'imperatore venivano bastonati in pubblico, davanti a tutti i colleghi. Non ti uccidevano: ti umiliavano. Che per un funzionario cinese era peggio.
Guarda Prima di entrare, se riuscite, date un'occhiata alle torri agli angoli delle mura. Sono la cosa più complicata di tutto il palazzo: nove travi, diciotto colonne, settantadue spioventi, incastrati senza un chiodo. La leggenda dice che i carpentieri di Yongle avevano tre mesi per farle o sarebbero stati giustiziati, e non ci riuscivano. Finché uno di loro comprò per noia una gabbietta per grilli da un vecchio per strada, e la gabbia aveva esattamente nove travi, diciotto colonne e settantadue spioventi.
TAPPA 02

I ponti del Fiume d'Oro

内金水桥Nèi Jīnshuǐ Qiáo

Come riconoscerla Subito dopo la porta: cortile vuoto con un canale curvo e cinque ponticelli di marmo bianco affiancati.
10 minuti

Questo canale curvo si chiama Fiume delle Acque d'Oro, e non è lì per bellezza. Tutto il palazzo è di legno, e il legno brucia: qui dentro sono scoppiati incendi decine di volte. Quello era il serbatoio per spegnerli.

Lo attraversano cinque ponti di marmo bianco. Cinque come le cinque virtù che un imperatore doveva avere: bontà, giustizia, buone maniere, saggezza, sincerità.

Da raccontare Il marmo viene da una cava a sessanta chilometri, e certi blocchi pesavano centinaia di tonnellate. Nel Quattrocento non c'erano camion, quindi aspettavano l'inverno, versavano acqua sulla strada finché diventava una lastra di ghiaccio, e li trascinavano sopra scivolando.
Da raccontare Sugli incendi: il palazzo aveva un corpo di pompieri fatto di eunuchi, che si chiamava l'Ufficio del Drago d'Acqua. E in tutti i cortili erano sparse trecentootto vasche di bronzo piene d'acqua, sempre pronte. D'inverno accendevano un fuoco sotto ognuna per non farle gelare.
TAPPA 03

Porta dell'Armonia Suprema

太和门Tàihémén

Come riconoscerla La prima costruzione dopo i ponti, con due grandi leoni di bronzo neri ai lati della scalinata.
10 minuti

I due leoni di bronzo davanti alla porta sembrano uguali, ma non lo sono, e ora imparate a leggerli: li ritroverete in tutta la Cina, davanti a banche e ristoranti.

Quello a sinistra tiene un leoncino sotto la zampa: è la femmina, e dice che la famiglia continua. Quello a destra tiene una palla intrecciata: è il maschio, e la palla è il mondo. Insieme dicono una frase sola: noi comandiamo, e continueremo a comandare.

Guarda Guardate la testa dei leoni: è coperta di bozzi, che sono riccioli di pelo scolpiti. Sono quarantacinque, cioè nove file da cinque. Nove e cinque erano i numeri riservati all'imperatore, e nessun altro nell'impero poteva usarli insieme. Da qui in poi, per tutta la visita, contate i nove: sulle porte, sui tetti, sui muri. Ogni volta che ne trovate uno, state guardando qualcosa che apparteneva a lui.
Da raccontare Un dettaglio che quasi nessuno nota: questa porta è bruciata completamente nel 1888, poco prima delle nozze dell'imperatore Guangxu. Il corteo doveva passare di qui, e ricostruirla in tempo era impossibile. Allora hanno costruito una copia finta, a grandezza naturale, in legno leggero, stoffa e carta dipinta. Il corteo nuziale ci è passato sotto senza che gli invitati se ne accorgessero.
TAPPA 04

Sala dell'Armonia Suprema

太和殿Tàihédiàn

Come riconoscerla Impossibile sbagliare: la più grande di tutte, in fondo a una piazza sterminata, in cima a tre terrazze di marmo bianco sovrapposte.
25 minuti · il cuore della visita

Questo è il posto delle fotografie. Il cortile tiene centomila persone e serviva per le incoronazioni, il capodanno, il compleanno dell'imperatore.

E adesso guardatevi intorno: non c'è nemmeno un albero. Non se ne sono dimenticati. Nessun albero vuol dire nessun nascondiglio per un assassino, e nessuna radice sotto cui scavare.

Il pavimento è la stessa paranoia. Si chiamano mattoni d'oro, non perché contengano oro ma perché costavano quanto l'oro: mesi di cottura e poi lucidati finché suonano come metallo. E sotto ce ne sono quindici strati, messi di traverso uno sull'altro, perché nessuno potesse mai scavare un tunnel fino sotto il trono.

Guarda Alzate gli occhi al tetto. Su ogni spigolo c'è una fila di animaletti di ceramica, guidati da un immortale a cavallo di una fenice. In tutto l'impero il massimo consentito era nove. Questa sala, e solo questa in tutto il mondo, ne ha dieci. Contatele in ordine: drago, fenice, leone, cavalluccio marino, cavallo celeste, pesce, suanni, xiezhi, toro, e in fondo il decimo, che si chiama xingshi e non esiste da nessun'altra parte al mondo.

Sopra il trono, incastrato nel soffitto, c'è un drago scolpito che tiene in bocca una grande palla di specchio. Si diceva che se qualcuno si fosse seduto lì senza averne diritto, la palla gli sarebbe caduta in testa e l'avrebbe ucciso.

Da raccontare E qui c'è la storia migliore del palazzo, perché qualcuno ci ha creduto sul serio. Nel 1915 il generale Yuan Shikai si autoproclamò imperatore. Salì quassù per la cerimonia, guardò la palla di specchio sopra la testa, e ordinò di spostare il trono tre metri indietro. Poi lo fece togliere del tutto e lo sostituì con una poltrona all'occidentale, con lo schienale imbottito di paglia. Il suo impero durò ottantatré giorni.
Da raccontare Il trono vero, quello di legno laccato d'oro con i nove draghi, finì buttato in un magazzino e sparì. Per quarantaquattro anni nessuno seppe dov'era. Poi nel 1959 uno studioso del museo, Zhu Jiajin, si mise a cercarlo confrontando una vecchia fotografia del 1900 con i mobili rotti accatastati nei depositi. Lo trovò. Era a pezzi. Ci vollero novecentotrentaquattro giorni di lavoro per rimetterlo insieme. Quello che vedete adesso è quello: ritrovato in un magazzino grazie a una foto. Della targa e delle iscrizioni originali invece non si è saputo più niente, e quelle appese sono copie.
Guarda Guardate le vasche di bronzo lungo i cortili: sono tutte graffiate e ammaccate. Quei graffi li hanno fatti i soldati stranieri nel 1900, raschiando via l'oro che le ricopriva per portarselo a casa. Non li hanno mai riparati: li hanno lasciati così apposta.
Guarda Sulla terrazza cercate quattro oggetti. Una meridiana e un misuratore di grano in pietra: vogliono dire che l'imperatore decide che ora è e quanto pesa un chilo in tutto l'impero. Poi una tartaruga e una gru di bronzo, che augurano lunga vita: sono vuote dentro, e durante le cerimonie il fumo dell'incenso usciva dalla loro bocca.
Da raccontare Un'ultima cosa, e vale solo se piove. Il bordo delle tre terrazze è coperto di teste di drago in marmo: sono millecentoquarantadue. Non sono decorative, sono scarichi. Quando arriva un temporale forte, l'acqua esce contemporaneamente dalla bocca di tutte e millecentoquarantadue. La chiamano la pioggia dei mille draghi.
TAPPA 05

Sala dell'Armonia Centrale

中和殿Zhōnghédiàn

Come riconoscerla Subito dietro la precedente, sulla stessa terrazza: piccola, quadrata, con il tetto a punta e una sfera dorata in cima.
5 minuti

Piccola, quadrata, con una palla dorata in cima. Serviva a una cosa semplice: era il camerino. L'imperatore si fermava qui a riposare, si sistemava la veste, riceveva l'ultimo inchino dei ministri, e poi usciva davanti a centomila persone.

Da raccontare Ma qui dentro faceva anche una cosa che sorprende. Controllava i semi e gli attrezzi da contadino, perché una volta all'anno usciva dal palazzo e arava un solco di terra con le sue mani, davanti a tutti. Era l'uomo più potente del mondo e doveva dimostrare pubblicamente di sapere da dove arriva il cibo.
Da raccontare E qui si custodiva anche l'albero genealogico della famiglia imperiale, che veniva aggiornato ogni dieci anni con una cerimonia solenne. Alla fine della dinastia Qing quel libro conteneva più di centomila nomi.
TAPPA 06

Sala della Preservazione dell'Armonia

保和殿Bǎohédiàn

Come riconoscerla La terza in fila sulla stessa terrazza, rettangolare. Il pezzo forte è dietro: scendi la scalinata nord e guarda la lastra scolpita in mezzo.
15 minuti

Qui si teneva l'esame finale dell'impero. Per arrivare in questa sala avevi già superato anni di prove nella tua provincia, battendo decine di migliaia di persone. L'ultima interrogazione la facevi qui, e a interrogarti c'era l'imperatore in persona.

Da raccontare Su quegli esami c'è un dettaglio che dice tutto. Le prove precedenti duravano giorni, e i candidati venivano chiusi in cabine di legno grandi poco più di un armadio, dove dovevano scrivere, mangiare e dormire senza mai uscire. Se uno moriva durante la prova non potevano aprire il recinto: passavano il corpo oltre il muro avvolto in una stuoia, e l'esame continuava.

Ma la cosa da vedere è dietro la sala. In mezzo alla scalinata verso nord c'è una lastra di marmo unica al mondo: sedici metri e mezzo, oltre duecento tonnellate, scolpita con nove draghi tra le nuvole. Nessuno ci ha mai camminato sopra: la portantina dell'imperatore ci passava sospesa, coi servitori ai lati.

Da raccontare Per portarla qui hanno aspettato l'inverno, hanno scavato un pozzo ogni cinquecento metri lungo la strada, hanno versato l'acqua fino a fare sessanta chilometri di ghiaccio, e l'hanno trascinata. Ventotto giorni, più di mille uomini. E c'è un dettaglio da manuale di restauro: i draghi che vedete non sono quelli originali del Quattrocento. Nel Settecento la scultura si era consumata, e invece di sostituire la lastra hanno raschiato via qualche centimetro di superficie e l'hanno riscolpita da capo, sul posto.
TAPPA 07

Le due gallerie

钟表馆珍宝馆

Come riconoscerla Non è sull'asse centrale: devi girare a destra verso est. Cerca i cartelli con la biglietteria a parte, si paga 10 yuan in più.
45-60 minuti · facoltativa, 10 yuan ciascuna

Da qui si può girare a destra e uscire dalla fila principale. È la parte che quasi nessun tour fa, e proprio per questo c'è metà della gente e si vedono le cose più belle.

La Galleria degli Orologi raccoglie centinaia di orologi meccanici arrivati dall'Europa come regali diplomatici. Non sono orologi normali: c'è un elefante che muove la proboscide, uccelli che aprono le ali e cantano, e un omino meccanico che impugna un pennello e scrive caratteri cinesi sulla carta. Nel Settecento. Alle undici e alle due ne caricano alcuni dal vivo.

La Galleria dei Tesori sta nel quartiere che Qianlong si fece costruire per la vecchiaia: corone d'oro e perle, giade enormi, e un teatro a tre piani sovrapposti, perché recitavano su tutti e tre insieme, il cielo sopra, la terra in mezzo, il mondo dei morti sotto.

Da raccontare All'ingresso c'è il Muro dei Nove Draghi, ventinove metri di piastrelle smaltate. Cercate il terzo drago da sinistra e guardategli la pancia: un pezzo non è ceramica, è legno dipinto. La piastrella originale si ruppe poco prima dell'ispezione imperiale, e chi era responsabile rischiava grosso. Un artigiano passò la notte a intagliarla nel legno e a dipingerla identica. Non se ne accorse nessuno. Ed è ancora lì, duecentocinquant'anni dopo, solo che adesso il legno è invecchiato diversamente dalla ceramica e la differenza si vede.
Da raccontare Un'altra cosa da cercare qui, ma è una storia triste. C'è un pozzo stretto, con un coperchio di pietra, che si chiama il Pozzo della Concubina Zhen. Nel 1900, mentre le truppe straniere entravano a Pechino e la corte scappava, l'imperatrice vedova Cixi fece gettare lì dentro una giovane concubina che aveva osato contraddirla. Aveva venticinque anni. Guardate quanto è stretta l'apertura, e capirete perché quella storia si racconta ancora dopo un secolo.
Da raccontare E se passate dal Palazzo della Coltivazione Mentale, guardate dietro al trono: c'è una tenda gialla. Per quasi cinquant'anni la Cina è stata governata da lì. L'imperatore bambino sedeva sul trono, e dietro la tenda sedeva Cixi, che ascoltava e decideva. In cinese lo chiamano proprio così: governare da dietro la tenda.
TAPPA 08

Porta della Purezza Celeste

乾清门Qiánqīngmén

Come riconoscerla Torni sull'asse. Porta con due leoni dorati più piccoli, orecchie abbassate. Da qui i cortili si stringono e compaiono gli alberi.
10 minuti

Questa porta è un confine vero. Fino a qui era la parte pubblica: cerimonie, esami, potere in scena. Da qui in poi comincia la casa, dove vivevano l'imperatore, l'imperatrice, le mogli, i figli.

Guardate come cambiano le proporzioni: i cortili si stringono, gli edifici si abbassano, e finalmente compaiono degli alberi.

Guarda Anche qui ci sono due leoni, ma dorati e con le orecchie abbassate. È un messaggio per chi entrava: qui dentro si sentono i segreti della famiglia imperiale, quindi tieni le orecchie basse e la bocca chiusa.
Da raccontare E c'era una regola sopra ogni altra: nessun uomo, a parte l'imperatore e i suoi figli maschi, poteva restare oltre questa porta dopo il tramonto. Per questo tutti i servitori qui dentro erano eunuchi: a un certo punto erano più di centomila, e molti si erano offerti volontari, perché era uno dei pochissimi modi che un ragazzo povero aveva per entrare a palazzo e diventare qualcuno.
Da raccontare Un'altra cosa che nessuna guida vi dirà: in questo palazzo non esiste un solo bagno. Non ce n'è mai stato uno. Usavano dei mobili portatili riempiti di cenere profumata o segatura di sandalo per assorbire gli odori, e c'erano eunuchi il cui unico lavoro era portarli, svuotarli e riportarli. Quando l'imperatore chiamava, dovevano arrivare in pochi secondi.
TAPPA 09

Palazzo della Purezza Celeste

乾清宫Qiánqīnggōng

Come riconoscerla Subito dopo quella porta: sembra una versione ridotta della grande sala del trono. Dentro, sopra il trono, una tavola con quattro caratteri dorati.
15 minuti

Questa era la camera da letto dell'imperatore, e qui c'è il segreto meglio custodito dell'impero.

Sopra il trono c'è una tavola con quattro caratteri dorati che significano più o meno grande e luminoso, retto e giusto. Sembra una scritta decorativa. Non lo era.

Il problema era sempre lo stesso: quando l'imperatore annunciava quale figlio gli sarebbe succeduto, gli altri fratelli cominciavano a complottare, e finiva in veleno e pugnali. Così dal Settecento hanno inventato un sistema. L'imperatore scriveva il nome dell'erede su due fogli identici: uno se lo teneva addosso sempre, l'altro veniva sigillato in una cassetta e nascosto dietro quella tavola.

Alla sua morte i ministri tiravano giù la cassetta, la aprivano, prendevano il foglio che l'imperatore aveva addosso e li confrontavano. Solo in quel momento, davanti a tutti, si scopriva chi era il nuovo imperatore della Cina. Nemmeno l'erede lo sapeva prima.

Da raccontare E c'è un dettaglio ancora più paranoico. Nella zona notte c'erano ventisette letti divisi in nove stanze, e ogni sera l'imperatore decideva all'ultimo momento in quale dormire. Nemmeno i suoi servitori sapevano dove trovarlo. Sei l'uomo più potente della Terra e non puoi dire a nessuno dove dormi.
Da raccontare La paranoia però aveva le sue ragioni. Nel 1542 un gruppo di ragazze del palazzo provò a strangolare nel sonno l'imperatore Jiajing con un cordone di seta. Fallirono solo perché nel panico fecero un nodo sbagliato, che non stringeva. Da quella notte quell'imperatore non dormì mai più nella sua camera ufficiale.
TAPPA 10

Sala dell'Unione

交泰殿Jiāotàidiàn

Come riconoscerla Piccolissima, schiacciata tra i due palazzi, sempre sull'asse centrale. Tetto a punta con sfera dorata, come la tappa 05.
10 minuti

Piccola sala tra i due palazzi grandi. Il nome vuol dire il punto dove il cielo e la terra si incontrano, cioè dove si incontrano l'imperatore e l'imperatrice. Era la sala dell'imperatrice, qui riceveva gli auguri di compleanno.

Dentro ci sono i venticinque sigilli imperiali, ognuno per un tipo diverso di documento: uno per nominare i generali, uno per le leggi, uno per i regni stranieri. Un ordine senza il sigillo giusto non valeva niente, nemmeno firmato dall'imperatore. Chi aveva le chiavi di questa stanza aveva in mano la Cina.

Da raccontare E perché proprio venticinque? Li scelse Qianlong, dopo aver fatto mettere da parte decine di sigilli più vecchi. Venticinque era il numero di anni del regno più lungo di cui si parlasse nella storia cinese antica, e lui sperava di superarlo. Ci riuscì: regnò sessant'anni. Poi abdicò volontariamente, per non superare suo nonno che ne aveva regnati sessantuno. Anche quando vinceva, doveva lasciar vincere qualcuno.
Guarda Guardate nei due angoli. Da una parte una clessidra ad acqua cinese, dall'altra un enorme orologio meccanico europeo del Settecento. Due modi opposti di misurare il tempo nella stessa stanza, e quando è arrivato il nuovo non hanno tolto il vecchio. Li hanno tenuti tutti e due.
TAPPA 11

Palazzo della Tranquillità Terrestre

坤宁宫Kūnnínggōng

Come riconoscerla L'ultima costruzione prima del giardino. Riconoscibile perché la porta d'ingresso non è al centro ma spostata di lato.
10 minuti

Era il palazzo dell'imperatrice sotto i Ming. Poi sono arrivati i Qing, che venivano dalla Manciuria, e l'hanno trasformato nella stanza più strana del palazzo.

Metà è diventata un tempio sciamanico, coi pentoloni di rame dove ogni mattina all'alba bollivano maiali offerti agli spiriti. L'altra metà è rimasta la camera nuziale: pareti rosse, doppia felicità dorata dappertutto, letto a baldacchino. Tre imperatori ci hanno passato la prima notte di nozze e poi sono tornati a dormire altrove.

Da raccontare Sul maiale c'è un aneddoto perfetto. Dopo il rito la carne veniva distribuita ai funzionari di guardia, obbligati a mangiarla lì sul posto. Solo che era bollita e basta: niente sale, niente spezie. Era un grandissimo onore ed era anche una piccola tortura. Così molti si portavano di nascosto, dentro le maniche, dei fogli di carta imbevuti di salsa di soia, e li strizzavano sopra la carne quando nessuno guardava.
Da raccontare Un'altra cosa manciù che si vede solo qui: la porta d'ingresso non è al centro della facciata, è spostata di lato. In un palazzo dove tutto è simmetrico al millimetro, questa è l'unica stanza fuori asse. L'hanno costruita così perché le case tradizionali della Manciuria erano fatte in quel modo, e volevano continuare a sentirsi a casa dentro un palazzo cinese.
TAPPA 12

Giardino Imperiale

御花园Yù Huāyuán

Come riconoscerla Non puoi sbagliare: finiscono i cortili di pietra e cominciano alberi, rocce e vialetti a mosaico.
20 minuti · finalmente ombra

Dopo un chilometro di pietra, finalmente alberi. È piccolo, settemila metri quadrati, ma è dove la famiglia imperiale passava davvero il tempo libero. I cipressi più vecchi hanno quattrocento anni: erano già qui quando è nato Galileo.

Al centro c'è una collinetta artificiale di rocce bucate, con in cima un padiglione. Il nono giorno del nono mese l'imperatore ci saliva con la famiglia, perché era l'unico punto alto dentro le mura: per qualche minuto, una volta all'anno, potevano guardare il palazzo dall'alto invece che da dentro. Era l'unica vista che avevano in tutta la vita.

Guarda Due cose da cercare. Vicino al padiglione a est, due cipressi cresciuti attorcigliati fino a diventare un tronco solo: li chiamano l'Albero degli Amanti. E poi guardate per terra: i vialetti sono mosaici di sassolini colorati che formano novecento scene diverse, fiori, animali, personaggi di storie. Novecento, e non ce n'è una uguale all'altra.
Da raccontare E qui c'è una cosa che vi farà piacere sapere. Dentro il palazzo vivono circa duecento gatti. Sono randagi, ma alcuni sono considerati discendenti dei gatti di corte: ne teneva Qianlong, ne teneva Cixi, e ne teneva anche l'ultimo imperatore Puyi. Oggi il museo li nutre e li cura, e ufficialmente hanno un incarico: tenere i topi lontani dalle collezioni. I visitatori li chiamano le guardie con gli artigli. Non stanno nelle zone affollate, quindi guardate nei cortili laterali e all'ombra.
TAPPA 13

Porta della Prodezza Divina

神武门Shénwǔmén

Come riconoscerla L'uscita: grande porta rossa in fondo al giardino, con la torre in cima. Passata quella, sei fuori.
10 minuti · uscita

Questa è l'uscita, ed è sempre stata la porta di servizio: da qui entravano le ragazze scelte per diventare mogli dell'imperatore e uscivano i funerali. Sopra ci sono la torre del tamburo e quella della campana, che davano l'ora a tutta Pechino.

E qui finisce la storia. Il 5 novembre 1924 da questa porta è uscito un ragazzo di diciotto anni con qualche valigia. Si chiamava Puyi ed era l'ultimo imperatore della Cina.

Aveva perso il trono nel 1912, a sei anni, ma gli avevano lasciato vivere qui dentro come imperatore di un impero che non esisteva più. Fuori c'erano la repubblica, il telefono, le automobili. Dentro, servitori che si inginocchiavano e lo chiamavano Maestà. Poi un giorno è entrato un generale e gli ha dato tre ore per andarsene.

Da raccontare Una cosa su Puyi che spiega tutto. Da ragazzo si fece installare un telefono, e passava il tempo a chiamare numeri a caso in città solo per sentire come parlava la gente normale. Una volta chiamò un famoso attore comico soltanto per sentirgli dire pronto. Era l'imperatore della Cina e non aveva mai parlato con un estraneo in vita sua.
Da raccontare Finì a fare il giardiniere in un orto botanico di Pechino. E si racconta che negli anni Sessanta sia tornato qui da turista, in fila, comprando il biglietto come tutti, per visitare la casa in cui era nato.
TAPPA 14

La collina di Jingshan

景山公园Jǐngshān Gōngyuán

Come riconoscerla Fuori dalla porta nord, attraversa la strada: il parco è proprio di fronte, con la collina alberata e il padiglione visibile in cima.
40 minuti · 2 yuan, consigliatissima

Attraversate la strada e salite: dieci minuti di scalini. Dal padiglione in cima si vede tutta la Città Proibita insieme, i tetti gialli allineati fino in fondo. È l'unico posto da cui si capisce quanto è grande davvero.

Anche questa collina è artificiale: è fatta con la terra tirata fuori scavando il fossato intorno al palazzo. Non hanno buttato via niente e non hanno lasciato niente al caso, nemmeno una montagna.

Da raccontare E la posizione non è casuale. Nel feng shui l'energia cattiva arriva da nord, e un palazzo doveva avere una montagna alle spalle che lo proteggesse. A Pechino la montagna non c'era, quindi se la sono costruita. Per secoli l'hanno chiamata la Collina del Carbone, perché si diceva che sotto ci fosse nascosta una riserva segreta di carbone per resistere a un assedio.
Da raccontare Un'ultima storia, sul fianco est, dove c'è un albero con una targa. Il 25 aprile 1644 l'esercito dei ribelli stava entrando a Pechino. L'ultimo imperatore Ming è salito quassù, ha guardato la città che stava perdendo, ha scritto un biglietto in cui chiedeva di non fare del male al suo popolo, e si è impiccato a un albero in quel punto. Aveva trentatré anni. Con lui c'era una sola persona: un eunuco, che si è impiccato accanto a lui.
Da raccontare Poche settimane dopo sono entrati i Qing, si sono presi il palazzo e ci hanno vissuto per altri duecentosettant'anni. Non hanno cambiato una pietra. Hanno solo cambiato le serrature.

Numeri da tenere in tasca